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The modern marketer takes acceptable practices
on the Internet very seriously. While the differences
between spam, opt-in, and opt-out sound like a
quarrel over shades of gray and splitting hairs,
it's really a question of brand management and
customer respect.
(Sterne e Priore, 2000)
Il punto da approfondire è cosa voglia
dire rispetto e che valenza comunicativa abbia
la definizione che se ne dà. Di seguito
ci si baserà sull'ipotesi che questo risvolto
etico dell'eMail Marketing non rappresenti una
parte a se stante della comunicazione, ma ne
sia parte integrante e non scindibile.
Il riconoscimento della domanda all'origine
del rispetto
Provocati dal finale dell'ultima citazione di
Jim Sterne e da alcuni testi di Eddo Rigotti
andremo ora ad approfondire il termine 'rispetto'
fino forse a scoprirlo nel suo significato
autentico.
Sinteticamente, il discorso sarà sviluppato
andando a vedere perché il riconoscere
la
domanda del destinatario, la quale sta all'origine
di ogni testo, porti il mittente a direzionare
e a modificare il testo stesso e questo manifesti
e sia luogo di verifica del suo rispetto verso
il destinatario e come questo abbia delle ripercussioni
in Internet e, in particolare, nelle
eNewsletter.
La domanda all'origine del testo: caratteristiche
e implicazioni
Per facilitare la comprensione del discorso divideremo
questo paragrafo in cinque ulteriori
sottoparagrafi.
La domanda e il compito
va innanzitutto osservato che qualsiasi
testo nasce da una domanda, ne è determinato
strutturalmente anche se non dobbiamo sempre pensare
a una domanda esplicita, formulata. La domanda
ha anzitutto una stretta parentela con l'indefinitezza,
la povertà di senso; più precisamente
è uno sviluppo, un tentativo di superamento
della povertà di senso. (Rigotti, 1991:
11)
Quando diciamo qualcosa a qualcuno può
capitare che questi si mostri disinteressato e
questo perché, chiaramente, non gli interessa
quello che viene detto. Questo significainnanzitutto
che una certa espressione del destinatario delude
l'aspettativa presente nel mittente che il suo
dire abbia una certa rilevanza per il suo interlocutore.
Più precisamente, l'aspettativa del mittente
è che quello che dice compia, risponda
in un certo qual modo a una domanda (un interesse)
presente nel destinatario su quello che sta dicendo.
Possiamoallora concludere che attraverso il suo
dire, che è il testo, il mittente sia investito
del compito di colmare una "indefinitezza",
di rispondere a una (da lui) presunta domanda
nel destinatario:
un'indefinitezza che non sopporta di restare
tale per cui un qualcuno (in greco tis) diventa
un chi? (tìs) pone un compito di risposta
e il testo che ne nasce dipende tutto da questo
compito. (Rigotti, 1991: 12)
Ad esempio, se Pietro dice a Francesca: "Ho
passato l'esame di Linguistica!!" È
perché egli
stesso presuppone che Francesca sia interessata
a lui, al suo andamento scolastico e abbia
una domanda (che lui compie), del tipo: "Chissà
come è andato l'esame di Pietro?"
Argomenti della domanda
In realtà, il presupporre o, meglio, il
riconoscere la domanda del destinatario non significa
e
non può far leva soltanto sul sapere il
suo interesse rispetto a quello che gli diciamo:
il
riconoscere la domanda del destinatario è
a tutti gli effetti un atto comunicativo che infatti
ha come argomenti tanto il destinatario (e quindi,
il suo interesse) quanto il mittente stesso,
il contesto, il cotesto e la sequenza, l'atto
testuale in corso.
Proviamo infatti ad immaginarci se, all'uscita
dall'esame, Pietro avesse trovato Francesca,
che poco prima aveva litigato con la sua amica
del cuore, in un mare di lacrime e con
l'entusiasmo di aver passato la prova avesse esclamato:
"Ho passato l'esame di Linguistica!!"
Chiunque si fosse trovato nei dintorni avrebbe
percepito l'esclamazione di Pietro come
inadeguata, fuori posto. Infatti, il piangere
di Francesca, comunque interessata all'esame di
Pietro, rende l'esclamazione incongruente rispetto
al contesto, al destinatario e anche
(benché Pietro non lo sappia) al cotesto
(il litigio precedente).
La domanda come 'bussola'
del testo
Inoltre, il processo di percezione del testo e,
pur in maniera diversa, anche quello di costituzione,
non si realizzano come accumulo, né come
compimento ordinato di un disegno predefinito,
ma come riformulazione perpetua di un'ipotesi
di testualità in crescita, che è
quanto dire di un'ipotesi di pertinenza ultima
del testo alla domanda delle soggettività
coinvolte. (Rigotti, 1993: 53)
Il testo non è dunque una prodotto ben
confezionato da consegnare al destinatario bensì
l'attestarsi e il progredire di un compito affidato
al mittente che è un tentativo di risposta
(quindi, una responsabilità) che si sviluppa,
si riformula e cresce nel suo rapporto con la
domanda in fieri del destinatario in un certo
e ben determinato contesto comunicativo.
La domanda del destinatario dipende, infatti,
anche dal grado di stabilità della situazione
comunicativa e quindi, di nuovo, dallo stato del
mittente, del destinatario, dall'evolversi del
contesto, dall'esplicitarsi del cotesto e da ciò
che viene detto durante l'interazione fra i
partecipanti. In una sana comunicazione, la "direzione"
che prende la domanda del destinatario è,
dunque, continuamente ipotizzata dal mittente
e tentativamente inseguita nel
rispondere del testo. Infine, a conferma di questa
dinamicità c'è anche da dire che
a volte lo
stesso testo del mittente può incidere
sino a cambiare e direzionare la domanda del
destinatario:
un testo può stravolgere al domanda
da cui nasce giungendo a presupporre e quindi
a provocare una domanda più profonda. (Rigotti,
1991: 12)
La domanda è dunque la 'bussola', direzionante
o direzionata, del compito che il mittente
assume e approfondisce nel testo.
Il non-testo come non
adempimento del compito
Un testo privo di conclusività è
sentito come non-testo. Insomma il testo prende
l'avvio da un'apertura di credito del destinatario
al mittente che il mittente stesso dovrà
onorare. (Rigotti, 1993: 75)
L'apertura di credito che il destinatario dà
al mittente nasce dal suo bisogno (domanda) di
colmare "una carenza di rapporto con una
realtà investita di interesse". Questo
bisogno
"consegnato" al mittente si esprime
di solito sotto la forma di un interesse non ancora
compiuto: se fosse possibile sapere già
tutto su ciò che ci interessa o su un possibile
interlocutore, forse non ci sarebbe neanche la
necessità di comunicare. Infatti, il solo
fatto
che qualcuno si metta ad ascoltare qualcun altro
(che è ben diverso dal sentire pettegolo
21 ) presuppone che il primo possegga un interesse,
anche minimo, su quello che gli viene detto o
su chi lo dice e che questi si aspetti che dell'incompiutezza
del suo interesse si prenda carico il mittente.
Quando, invece, il testo prodotto dal mittente
non riconosce questa
carenza e, così facendo, non onora il credito
ricevuto, subito il destinatario si accorge della
irrilevanza per lui della comunicazione: il testo
"è sentito come non-testo."
Ciò che facilita
il riconoscimento della domanda
Un aspetto che ci aiuta a capire cosa possa
aiutare il mittente nel riconoscimento della
domanda del destinatario è la dinamica
inerente alla tematizzazione:
Si tratta della messa a fuoco dell'ambito di interesse
o tema, su cui si fa convergere l'attenzione.
(Rigotti,1993: 75)
Il mettere a tema qualcosa in modo esplicito è
il primo modo con cui il mittente cerca di
rispondere al bisogno del destinatario, di essere
pertinente alla sua domanda. Notiamo però
che nella dinamica normale dei rapporti più
prossimi, ciò di cui si parla (il tema
- lat. id de
quo dicitur) viene spesso lasciato implicito e
che, quanto più una persona ci è
familiare,
tanto meno abbiamo bisogno di puntualizzare con
lei l'ambito del discorso. Infatti, osserva
Rigotti, Tale messa a fuoco, quando l'attenzione
per ragioni cotestuali e contestuali sia già
attivata, non ha, naturalmente, bisogno di essere
esplicitata [
] (Rigotti, 1993: 75)
Allora, ciò che facilita il riconoscimento
dell'ambito d'interesse e quindi la domanda del
destinatario è la condivisione dell'esperienza:
quanto più mittente e destinatario partecipano
della medesima esperienza tanto più sarà
facile per il primo individuare precisamente la
domanda del secondo. Se, invece, non c'è
un'esperienza condivisa, il processo di
tematizzazione sarà esplicito e molto lungo.
In altre parole, la vicinanza e la distanza rispetto
all'esperienza sono due fattori che
influiscono potentemente sul grado di pertinenza
del testo del mittente per il destinatario.
La eNewsletter e il non condiviso
Difficoltà nel
riconoscimento della domanda
Una eNewsletter è a tutti gli effetti la
produzione di un testo che, in quanto tale, ipotizza
una
domanda nei potenziali destinatari.
Benché una eNewsletter sia fatta dal marketer
per condividere qualcosa con qualcun altro, è
assai probabile che l'esperienza condivisa fra
i due partecipanti prima dell'iscrizione del
destinatario sia vicina o uguale zero. La potenziale
vicinanza fra i partecipanti ("Just a click
away!") non toglie una verosimile distanza
rispetto all'esperienza. In questo contesto è
allora difficile, se non impossibile, per il mittente
riconoscere l'ambito di interesse del destinatario
e, a maggior ragione, quale sia il suo bisogno.
Nonostante questo le eNewsletter esistono e nascono
in continuazione anzitutto per quel semplice fatto
espresso nella seguente espressione attribuibile
ad un qualsiasi mittente: "Ci sarà
pur qualcuno interessato a quello che interessa
a me?!" È ragionevole, infatti, soprattutto
in un contesto vasto come Internet, affermare
che ciò che è di un essere umano
(come è un interesse) difficilmente non
sarà pertinente anche ad un'altra persona:
"Homo sum, nihil humani a me alienum puto"
(Terenzio).
Ma questo non si concretizza in un rapporto fino
a quando la domanda di quel particolare
destinatario non viene conosciuta dal mittente,
la qual cosa è pressoché impossibile
in
quanto, verosimilmente, il secondo non conosce
il primo e viceversa. Infatti, per un qualsiasi
marketer è difficile ipotizzare quale domanda
abbia quel preciso utente e se questa coincida
con il tema della sua eNewsletter.
Il marketer e la richiesta
di formalizzazione della domanda
Allora, proprio per quello che abbiamo detto sopra,
è normale, affinché il testo sia
tale e non
un non-testo, che nel rapporto fra mittente e
destinatario di una eNewsletter ci sia, da parte
del primo, una richiesta pubblica al secondo di
esplicitare formalmente la sua domanda. Si
tratta della richiesta (del mittente) che si espliciti
e si formalizzi (attraverso l'inserimento di
un indirizzo email in una form) un'altra richiesta
(del destinatario), cosa che permette al testo
di non precipitare nel non-testo che è
poi - e questa è la nostra precisa definizione
- lo
stesso che dire email spam.
Il rispetto: la "coda dell'occhio"
che casca sulla domanda
Chiunque sente irrispettoso che gli sia comunicato
un testo non pertinente a lui.
Rispetto (lat. re-spectus 22 ) significa guardare
una cosa tenendo presente qualcosa d'altro, e,
allora, quel "qualcosa d'altro" è
proprio innanzitutto la domanda del destinatario,
così come l'abbiamo descritta e portata
avanti nel nostro discorso.
Rispettare è riconoscere la domanda dell'altro,
da quella sul proprio destino al riverbero di
questa negli interessi quotidiani. La "coda
dell'occhio" di chi rispetta cade dunque
sulla
domanda.
Detto questo, nel prossimo articolo andremo ad
osservare con attenzione quale sia la prima mossa,
che è poi la prima domanda, che è
richiesta dal mittente nel suo rapporto con il
destinatario nel contesto di una qualsiasi eNewsletter
opt-in.
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